Biblioteca della «Miscellanea Storica della Valdelsa», nn. 1-5
Biblioteca della «Miscellanea Storica della Valdelsa», nn. 6-10
Biblioteca della «Miscellanea Storica della Valdelsa», nn. 11-15
Biblioteca della «Miscellanea Storica della Valdelsa», nn. 16-20
Biblioteca della «Miscellanea Storica della Valdelsa», nn. 21-25

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La rivista


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Profilo della «Miscellanea Storica della Valdelsa»

La «Miscellanea Storica della Valdelsa» nacque per iniziativa dello stesso gruppo promotore dell'omonima Società e il suo primo numero fu presentato a San Gimignano il 31 agosto 1893 in occasione della seconda assemblea sociale. In esso il Direttore Orazio Bacci scriveva che la rivista, «raccoglierà e ordinerà la storia civile, letteraria, artistica, religiosa, del costume, della cultura, in genere, nella nostra regione, con particolare riguardo all'archeologia, topografia e toponomastica medievale»; parlava poi di «amoroso studio delle minori storie comunali» e di «esplorazione di non troppo note fonti storiche».

Bacci, seguace della «scuola storica» e amico dei suoi principali esponenti, poté avvalersi subito di una folta schiera di collaboratori di primo piano, italiani e stranieri. Basti ricordare Michele Barbi, Isidoro Del Lungo, Pio Rajna, Paget Toynbee, Ferdinando Gabotto, Henri Hauvette, Alessandro Gherardi, Cesare Paoli, Lodovico Zdekauer, Carlo Calisse, al quale si deve il saggio Gli studi storici locali e l'ufficio moderno della storia (pubblicato nel fasc. l del 1903), di grande rilievo metodologico e ricco di spunti anticipatori.

Nata nel periodo in cui il clima storiografico era segnato dall'incontro fra la scuola storico-filologica e la nuova scuola che Croce chiamerà «economico-giuridica», la «Miscellanea» ne rispecchiò i caratteri: sia in alcuni riflessi della concezione positivistica della storia; sia nell'attenzione rivolta alla storia istituzionale, economica, sociale, della tecnica; sia ancora, sul piano euristico, attraverso un minuto lavoro di ricerca sulle fonti; sia, infine, nella preferenza accordata all'età dei comuni medievali. Essa, però, si spostò, assai prima di altre riviste di Deputazioni e Società storiche, verso l'età moderna e contemporanea e verso la storia della cultura, della storiografia, delle idee, dimostrando una precoce capacità di adeguarsi agli sviluppi della storiografia.

Perciò, anche quando tra le due guerre mondiali, i mutati orientamenti storiografici conseguenti all'affermarsi di nuove correnti di pensiero, spostarono gli interessi di molti storici su altre tematiche, allontanandoli dalla storia locale e dai suoi metodi, la rivista poté continuare sostanzialmente lungo le direttrici fino allora seguite. E se anche si restrinse la cerchia dei collaboratori illustri, non mancarono nemmeno allora firme prestigiose: Francesco Maggini, Guido Mazzoni, Aldo Francesco Massèra, Luigi Pernier, Elena Wieruszowski e ancora Pio Rajna.

Nel 1946, alla ripresa delle pubblicazioni, forzatamente sospese nel biennio '44-'45, la rivista si trovò a dover affrontare un periodo di crisi, dovuto alla necessità di allinearsi, anche con un ricambio generazionale, al radicale mutamento intervenuto nel panorama storiografico, che investì anche la storia locale avviandola ad un eccezionale revival.

La 'svolta' iniziò nel 1961 col fascicolo speciale dedicato al Centenario dell'Unità d'Italia, il primo ad essere curato da un comitato di redazione. Nelle Parole del nuovo direttore si enunciava decisamente l'intenzione di superare i confini, sia cronologici che metodologici e tematici stabiliti dagli immediati predecessori (nel '70 usciva il fascicolo Antifascismo e resistenza in Valdelsa, che accoglieva anche le testimonianze dei protagonisti) e si esprimeva la speranza di riattivare la collaborazione coi docenti universitari specialmente di Firenze e di Siena. E la speranza non andò delusa tanto che perfino un accademico dei Lincei, Giacomo Caputo, accettò di far parte della redazione della rivista. Si é potuto così, da un lato, aprire sempre di più la rivista ai giovani più promettenti; dall'altro, ritrovare una serie di collaboratori illustri (ad es. Vittore Branca, Raffaello Ramat, Guido di Pino, Giuseppe Petronio, Giuseppe Vecchi, Carlo Pellegrini, Ernesto Sestan, Giorgio Spini, Kurt von Fischer, Zoltàn Rozsa) le cui firme compaiono soprattutto in alcuni fascicoli speciali, che si è continuato a pubblicare sull'esempio di quello del 1913, Studii su Giovanni Boccaccio, che fu il capolavoro del Bacci direttore. Ancora sull'esempio, e con le stesse motivazioni, della sua Raccolta di studi e testi valdelsani, iniziata nel 1901 e purtroppo interrottasi, col VI volume, nel 1910, si è inaugurata nel 1977, anche per la sollecitazione di Ranuccio Bianchi Bandinelli, la «Biblioteca della "Miscellanea Storica della Valdelsa"», che si avvale della consulenza di un autorevole Comitato scientifico.

La «Miscellanea», avendo preferito seguire una linea che privilegia la riflessione e l'elaborazione storica, non é mai stata, invece, affiancata da una collana di fonti, anche se i documenti pubblicati integralmente per la prima volta (fra cui alcuni statuti di varie epoche e tipologie) potrebbe dar luogo ad un codice diplomatico valdelsano - come sottolineava Michele Cioni già nel 1902.

In oltre cento anni di attività, per di più attraversati da due guerre mondiali e da un ventennio di regime dittatoriale, erano inevitabili momenti di 'caduta', che si possono rilevare scorrendo le annate della rivista: ad es. alcune lacune per quanto riguarda l'alto medioevo e i secoli XVII e XVIII. Comunque, in questo lungo periodo, marcato da profondi mutamenti nelle tendenze della storiografia, «Miscellanea», pur nella fedeltà al programma originario, è riuscita a stare al passo coi tempi e a farsi apprezzare nel panorama culturale non solo italiano come attesta il 'cambio' con numerosi periodici anche stranieri.

Sergio Gensini


BIBLIOGRAFIA

  • M. Cioni, Notizie della "Società Storica della Valdelsa", «Miscellanea Storica della Valdelsa» (da ora «MSV»), X (1902), 3, pp. 5-11.
  • E. Sestan, L'erudizione storica in Italia, in Cinquant'anni di vita intellettuale italiana 1896-1946. Scritti in onore di Benedetto Croce per il suo ottantesimo anniversario, a cura di C. Antoni e R. Mattioli, II, Napoli 1950, ora anche in Id., Scritti vari, III, Storiografia dell'Otto e Novecento, a cura di G. Pinto, Firenze 1991, pp. 3-31.
  • E. Sestan, Origini delle società di storia patria e loro posizione nel campo della cultura e degli studi storici fino ad oggi, in Atti del primo convegno delle Società storiche toscane (Pistoia, 15 maggio 1976), Pistoia 1977, pp.17-27, ora anche in Id., Scritti vari cit., III, pp. 107-140.
  • S. Gensini, I novant'anni della nostra presenza nella cultura italiana, «MSV», LXXXIX (1983), 2-3, pp. 101-111.
  • Id., Orazio Bacci: la sua Società e la sua rivista, in Orazio Bacci. Un letterato valdelsano, Convegno di studio (Firenze-Castelfiorentino, 6-7 novembre 1987), «MSV», XCV (1989), 1-2, pp. 43-82.
  • Id., Intervento alla Tavola rotonda "Le Deputazioni e Società di Storia Patria: situazione attuale e prospettive", estr. da Atti del convegno 2-5 dicembre 1987, L'Aquila, Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, s.d., pp. 181-186.
  • Id., La Società Storica della Valdelsa e la sua «Miscellanea», in Il contributo delle Società Storiche Toscane allo sviluppo della storiografia regionale nell'ultimo secolo, Convegno di studi (Castelfiorentino, 23-25 aprile 1994), «MSV», CI (1995), 2-3, pp. 139-163.