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Presentazione volume

Sabato 23 Aprile 2022, ore 17.30
Centro «I Macelli» - Certaldo

Società Storica della Valdelsa
in collaborazione con il Comune di Certaldo
e la sezione ANPI di Certaldo
 

PRESENTAZIONE
del volume di
Maria Chiara Merlini

Certaldo 28 febbraio 1921 - 28 febbraio 2021. Cento anni dai «fatti della fiera»

Interverranno:

  • Fabio Dei (Presidente della Società Storica della Valdelsa)
  • Roberto Bianchi (Docente di Storia Contemporanea dell'Università di Firenze)

Sarà presente l'autrice


Sono passati cento anni ma la memoria de «fatti della fiera» non si è spenta: recenti acquisizioni storiografiche e l'analisi di documenti inediti o fin'ora inaccessibili rendono necessario tornare a riflettere su eventi, quelli occorsi a Certaldo il 28 febbraio 1921, la cui comprensione è stata viziata dalle sentenze emesse dai tribunali fascisti (1925). Volta a relegare un fatto politico di rilievo a quello di delinquenza comune, la tesi fascista ha infatti goduto di larga fortuna, rilanciata persino in tempi recenti da un noto esponente della sinistra italiana. Con l'obiettivo di gettare nuova luce sulle effettive responsabilità delle violenze e dei lutti che da quei fatti derivarono, il saggio racconta una «storia che si dispiega nei tempi lunghi, col riemergere delle memorie di una guerra civile strisciante all’indomani della sconfitta nazifascista per chiedere giustizia». Una storia locale, quella di Certaldo, «che non è localistica e riveste – come scrive Mimmo Franzinelli - rilievo nazionale nella fase di passaggio dal “biennio rosso” 1919-20 al “biennio nero” 1921-22».

Alle riflessioni di Mimmo Franzinelli, cui è dedicata la Prefazione, segue un'analisi del quadro politico e storico in cui si verificarono i «fatti della fiera» (Introduzione): un contesto che trova i suoi presupposti nell’involuzione autoritaria dello stato liberale generata dalla Grande Guerra che portò, fra le altre misure, alla delega di poteri straordinari ai prefetti nella gestione dell’ordine pubblico, all’estensione dei poteri discrezionali degli organi di polizia, agli arresti preventivi di militanti e di dirigenti operai, alla repressione di ogni forma di protesta e di opposizione. E' questo il quadro in cui, tra la fine del 1920 e primi mesi del 1921, fece seguito in Toscana una serie di drammatici avvenimenti – culminati con l'uccisione di Spartaco Lavagnini - indicatori della stretta sempre più ferrea attuata dal potere fascista sulle Amministrazioni e sugli uomini che gli si opponevano . Il saggio prosegue affrontando la cronistoria degli eventi che ebbero luogo a Certaldo il pomeriggio e la sera del 28 febbraio (28 febbraio 1921: i «fatti della fiera»): oltre alle fonti storicamente più attendibili la narrazione si avvale delle testimoninanze, in buona parte inedite, di chi visse quei fatti in prima persona, avvalorate dai riscontri forniti dalla stampa dell'epoca (di cui si pubblicano gli estratti). La quarta parte del saggio è dedicata al Processo cui venne sottoposto, dopo quattro anni di carcerazione, il gruppo di anarchici (la «banda dello Zoppo») accusato dei ferimenti e dei morti che fecero seguito ai tragici eventi. Dirimenti, in questo caso, le affermazioni profferite dai testi d'accusa davanti ai giudici della Corte d'Assise di Firenze (pubblicate il 1 aprile 1925 dal quotidiano «Il Nuovo Giornale») che mettono a nudo la macchinazione fascista. Montature e depistaggi confermati dalla lettura dei verbali del processo celebrato in Corte d'Appello (Sezione d'Accusa) fra il giugno e il luglio del 1922, passati sotto silenzio da chi - talvolta in modo strumentale - questi fatti ha trattato.

Dopo i «fatti della fiera»: intimidazioni e violenze attraverso le denunce del Fondo Comitato di Liberazione Nazionale di Certaldo è il titolo del penultimo capitolo dove si traccia il profilo degli unici testi – a carico tutti degli imputati - che furono ammessi a deporre nel processo celebrato presso la Corte d'Assise di Firenze: in tale operazione viene fatto principalmente ricorso ai documenti conservati nel fondo Comitato di Liberazione Nazionale di Certaldo il cui contenuto, insieme alle testimonianze pubblicate a suo tempo dall'ex sindaco di Certaldo Marcello Masini (nonché partigiano della Brigata Spartaco Lavagnini) è fondamentale per comprendere il clima repressivo che seguì i fatti del 28 febbraio, con «arresti e violenze commessi nel tentativo di stroncare qualunque sintomo di antifascismo per timore del risveglio della coscienza nazionale» (1945). Il saggio si conclude (Conclusioni) con una riflessione riguardo le azioni messe in campo dal gruppo anarchico nel quale, a Certaldo, i fascisti individuarono una forza di opposizione più pericolosa e politicamente determinata (benché numericamente inferiore) di quella socialista o di quella rappresentata dagli aderenti al neo costituito gruppo comunista, prive entrambe di una strategia in grado di opporsi all’imminente ondata reazionaria. L’odio e la violenza fascista non riguardarono solo i condannati ma si estese anche alle loro famiglie: alla famiglia Nencini è dedicato il passaggio finale, emblematico di quel «fenomeno di giustizia denegata alle loro vittime» (Franzinelli) favorito, terminata la guerra, dall’applicazione estensiva dell’amnistia Togliatti.