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Il tabernacolo strappato. Benozzo Gozzoli e l'opera di Leonetto Tintori artista e restauratore

Sabato 20 Ottobre 2018, ore 17.00
Certaldo Alto - Chiesa Ss. Tommaso e Prospero

Comune di Certaldo, in collaborazione con Casa Museo Leonetto Tintori, Associazione Nazionale Case della Memoria, Società Storica della Valdelsa, Lions Club Certaldo, Unicoop Firenze

Il tabernacolo strappato. Benozzo Gozzoli e l'opera di Leonetto Tintori artista e restauratore

Saluti:

  • Fabio Dei (Presidente Società Storica della Valdelsa)
  • Mauro Ludovici (Lions Club Certaldo Boccaccio)

Interventi:

  • Massimo Tosi (Accademia delle Arti del Disegno), Benozzo a Certaldo
  • Sergio La Porta (Laboratorio per affresco E. e L. Tintori), Tintori, uomo, artista, restauratore
  • Marco Giglioli (Architetto), Il progetto di riqualificazione della cappella

Comunicazioni e conclusioni:

  • Cinzia Puccini (Sezione Soci Coop Certaldo)
  • Francesca Pinochi (Assessore alla Cultura del Comune di Certaldo)

Al termine dimostrazione pratica con gli operatori del Laboratorio per affresco


LEONETTO TINTORI: IL RESTAURATORE
Leonetto Tintori ebbe il primo incarico di un certo livello nel 1933: garzone pagato a giornata durante i restauri degli affreschi di Filippo Lippi nel Duomo di Prato. Incoraggiato nel proseguimento degli studi, venne a contatto con la Soprintendenza di Firenze che gli commissionò alcuni restauri di pittori minori ad Arezzo e Cortona. Nel 1943 effettuò il salvataggio del tabernacolo di Filippino Lippi nel Canto del Mercatale a Prato, bombardato dall'aviazione alleata. In quella occasione conobbe esponenti delle Università di New York e di Harvard che lo avrebbero più volte aiutato, anche economicamente, nelle sue ricerche scientifiche. Nel 1947-49 restaurava a Firenze le Cappelle Peruzzi e Bardi in S. Croce affrescate da Giotto. Nel 1948-50 era Direttore dei lavori di restauro del "Trionfo della morte" nel Camposanto monumentale di Pisa (che era stato bombardato dagli alleati causando un violento incendio con crollo del tetto dell'edificio). Nel 1956-60 era a Napoli, dove contribuì all'allestimento del Museo di Capodimonte. In quell'occasione restaurò il Crocifisso di Massaccio e alcune opere di Simone Martini. Nel 1957-61 a Padova dirigeva i lavori di restauro della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto. Nel 1960-63 era ad Arezzo nella chiesa di S. Francesco, dove lavorò sul ciclo delle "Storie della Vera Croce" di Piero della Francesca. Nel 1965 nella chiesa di S. Sebastiano a Venezia restaurò un intero ciclo di affreschi di Paolo Veronese. Importante e autorevole è stato il suo intervento dopo l'alluvione del 1966 a Firenze. "L'acqua, ormai defluita, aveva lasciato cumuli di oggetti fangosi. Tavole, tele e sculture, già restaurate e pronte a raggiungere la loro destinazione, giacevano straziate nella melma ...". Innumerevoli sono i suoi viaggi di lavoro all'estero: "Naturalmente non ero da solo. Elena non si e' mai tirata indietro, neppure di fronte a previsioni di grave disagio, anzi spesso mi ha incoraggiato a non perdere occasioni interessanti". Nel 1964 era in Messico per studiare i dipinti Maya nel tempio di Bonampak e per restaurare le moderne pitture di Rivera ed Orozco. Nel 1965 per incarico della Rockefeller Foundation ha studiato affreschi in gran parte del continente asiatico: India, Thailandia, Giappone e Corea. Ha partecipato ad una spedizione archeologica, organizzata dall'Università di Roma, in Sudan dove si è trattenuto per sei mesi. In Spagna è stato chiamato dall'Università di Madrid per consulenze; in Inghilterra ha svolto attività per la London Gallery. Nel 1960 è chiamato a New York per studiare la possibilità del distacco di un affresco, dipinto nel 1935 dall'aviatrice Aline Rhonie sul muro dell'hangar H al Roosevelt Field [in Garden City, Nassau County (NY)], dedicato alla storia dell'aviazione. Ha partecipato come restauratore e studioso della materia ad una mostra di affreschi staccati che si è svolta nel 1975 al Metropolitan Museum di New York. Nel 1970-75 nel Palazzo Pubblico di Siena si occupò della "Maestà" di Simone Martini e nel chiostro della Chiesa di Monte Oliveto Maggiore degli affreschi del Signorelli e del Sodoma. "Dal 1970 ho dedicato più tempo di quanto ne abbia riservato a Firenze, sede della mia attività di restauratore, dove mi sono formato, da dove parto e dove ritorno da ogni viaggio. Prima di cessare definitivamente la mia attività ho avuto la ventura di iniziare il restauro della Maestà di Simone Martini, nel Palazzo Pubblico di Siena, dopo una preparazione durata più di dieci anni". Restauro del "Trionfo della Morte" nel Camposanto Monumentale di Pisa "Quando vidi il Camposanto la prima volta, senza tetto e con i suoi affreschi inariditi dal fuoco, ebbi la sensazione di un vuoto incolmabile. Vedere (nelle sinopie) i rapidi tratti con i quali l'artista aveva affermato l'idea ancora fluttuante, segni che nessuno aveva più visto da quando erano stati coperti dall'affresco, faceva un certo effetto, come sentire i battiti del cuore di una persona molto lontana".

(Scheda a cura del Laboratorio per Affresco E. e L. di Tintori Prato)